Tre fiumi e una corona: la Marathon River Swim Series

12 agosto 2026

C'è una fotografia, scattata il 4 luglio 2025 sul traguardo di Amposta, che vale un piccolo pezzo di storia del nuoto in acque libere: una ragazza malese di ventun anni, Chelsea Ning Lee, con una corona in testa e un trofeo tra le mani. Nella foto ha appena vinto la prova femminile dell'UltraEbre, trenta chilometri di fiume, e con quell'ultima bracciata ha chiuso un cerchio cominciato due anni prima sulla Charente e passato per il Tamigi che l'ha portata a laurearsi come la prima persona al mondo a completare la Marathon River Swim Series e ad ottenere la corona di prima Marathon River Queen.

Chelsea Ning Lee con la corona in testa e il trofeo alla premiazione dell'UltraEbre 2025
Chelsea Ning Lee, corona in testa, alla premiazione dell'UltraEbre 2025 — la fotografia da cui parte questa storia. Foto © UltraEbre Swim Marathon

Per capire che cosa c'è dentro quella corona d'acciaio (e perché in quattro stagioni l'abbia conquistata una manciata di persone in tutto) bisogna guardare i tre fiumi che la assegnano. Perché la Marathon River Swim Series non è solo una sfida di chilometri ma anche di diversità.

La corona d'acciaio della Marathon River Swim Series tenuta in mano davanti alle case rosse di Fetsund Lenser
La corona: acciaio tagliato al laser, consegnata sul traguardo della Glomma. Foto della redazione

Le regole

Una sfida nata nell'acqua

La sfida nasce nel 2022 ed è da quella data che il regolamento conta i traguardi validi. L'idea è semplice: completare tre maratone fluviali (molto diverse tra loro), in qualsiasi ordine e nell'arco di cinque anni. Chi ci riesce viene incoronato Marathon River King o Queen. Ogni gara finita vale un badge in tessuto e la tripletta un premio commemorativo in edizione limitata. Il valore vero, come spesso accade, non è tanto nel titolo quanto nell'esperienza. Il registro pubblico degli aspiranti, ovvero chiunque abbia finito almeno una delle prove, supera oggi i millesettecento nomi.

Badge ufficiale della Marathon River Swim Series

Il tris originale parlava francese, spagnolo e inglese e includeva gare nei fiumi Charente, Ebro e Tamigi. Poi il circuito ha vissuto il suo piccolo dramma sportivo e al posto della Thames Marathon, dal 2025, c'è la norvegese GlommaDyppen, che ha spostato il baricentro della sfida verso nord, verso acque più fredde e meno prevedibili. Nel frattempo il circuito ha preso quota e da febbraio 2025 la serie è entrata nella top ten dei World Open Water Swimming Awards come "Best Event".

Quel che rende la conquista della corona così difficile non sono solo i chilometri ma la diversità delle gare: tre fiumi che pongono tre sfide diverse, nessuna delle quali si supera con le qualità delle altre due.

Il primo fiume

EbroIl fiume che cambia idea

L'UltraEbre Swim Marathon è la decana del gruppo e si nuota dal 2012 tra Tivenys e Amposta, in un percorso che si snoda per una trentina di chilometri lungo l'ultimo tratto dell'Ebro, in Catalogna. La serie la presenta come "la nuotata in linea più lunga e più dura del Sud Europa", ma il modo in cui è dura è particolare e quasi subdolo.

I primi settori sono un piacere per i nuotatori. La corrente spinge e nei primi tratti buoni si toccano velocità di punta vicine ai 10 km/h. L'acqua di luglio, di solito intorno ai 26 gradi, rende tutto "facile", fino a quando il fiume non cambia idea. Ruffo Paolini, veterano italo-belga della prova, la racconta così nell'intervista pubblicata dagli organizzatori: «I primi 20 chilometri possono sembrare quasi facili. Pensi: sto volando, ce l'ho in pugno. È quella, la trappola».

Nuotatore con cuffia verde che avanza in acqua mossa
Acqua increspata dal vento sull'ultimo tratto dell'Ebro. Foto © UltraEbre Swim Marathon

Infatti, superata Campredó, il fiume cambia carattere. Avvicinandosi al delta, il flusso rallenta e nel primo pomeriggio, proprio quando i nuotatori più lenti raggiungono questi settori, si alza una brezza di mare che soffia contro i nuotatori, increspa la superficie e li rallenta. Nelle giornate peggiori l'effetto della marea può addirittura invertire la spinta e ci si può ritrovare a nuotare controcorrente. Così succede che il passo crolli proprio nel momento esatto in cui la fatica è massima. «Gli ultimi 10 chilometri sono la vera gara», dice ancora Paolini. Elena Edatti, un'altra voce del progetto "The Experience", sintetizza la stessa idea dal lato opposto: «La corrente ti aiuta per una parte della nuotata, poi ti mette alla prova verso la fine. Devi rispettare il fiume, ascoltare il corpo e gestire le energie con attenzione». (qui la sua intervista)

I numeri della gara raccontano il resto: ogni nuotatore ha il suo kayaker al fianco, il cancello al club di canottaggio di Tortosa scatta a 5 ore, il tempo massimo per concludere la prova è 8 ore. I record (4h21'38" di David Alcolado e 4h52'44" di Bárbara Viazzo, entrambi del 2020) dicono che quando l'Ebro collabora è una gara velocissima. Quando non collabora invece la gara diventa un esame di pazienza interiore.

Le quattro mappe di settore del percorso, da Tivenys ad Amposta (1/4)Le quattro mappe di settore del percorso, da Tivenys ad Amposta (2/4)Le quattro mappe di settore del percorso, da Tivenys ad Amposta (3/4)Le quattro mappe di settore del percorso, da Tivenys ad Amposta (4/4)
Il percorso settore per settore, da Tivenys ad Amposta. Roadbook © UltraEbre Swim Marathon
La scheda dell'UltraEbre su Omniathlon prossima edizione: 3 luglio 2027, iscrizioni già aperte.

Il secondo fiume

CharenteLa maratona interrotta

Le Flow des Gabarriers è profondamente diversa dall'Ebro. Lunga trentatré chilometri da Châteauneuf-sur-Charente a Cognac, si snoda tra castelli e vigneti ed è la maratona di nuoto in acque libere più lunga della Francia. Prende il nome dai gabarriers, ossia i barcaioli che per secoli hanno portato le botti di cognac lungo il fiume. Vale la pena di ricordare incidentalmente che la distanza è identica alla Manica (e che è un allenamento eccezionale se la Manica è tra i vostri obiettivi).

La Charente è un fiume placido (Enrico IV lo definì "il più bel ruscello del regno") con acque che in giugno stanno in media tra i 18 e i 22 gradi: fresche, mai proibitive. La corrente, però, aiuta poco. Qualche anno collabora di più, arrivando a 100 m³/s, altri anni di meno, come nel 2026, quando era ad appena 20 m³/s. Un'altra peculiarità della gara sono le chiuse, ben otto lungo tutto il percorso. Ad ognuna delle otto chiuse si esce dall'acqua, si cammina e si rientra. Per un nuotatore fondista, la cui bracciata vive di ritmo e di trance metronomica, è un'esperienza quasi contro natura: la bracciata che si costruisce in mezz'ora, si perde in trenta secondi e ad ogni rientro in acqua le braccia sono sempre più pesanti.

Due nuotatori in acque libere nella Charente, tra gli alberi, in luce screziata
La Charente sotto gli alberi, durante Le Flow des Gabarriers. Foto © Le Flow des Gabarriers

I risultati fanno da cartina di tornasole: Olivier Delfosse, nell'estate 2025 ha chiuso l'Ebro da vincitore in 4h49' (trenta chilometri) e la Charente, tre chilometri in più, in 7h04', ovvero in due ore e un quarto in più. A metà classifica la forbice si allarga ancora e sulla Charente si superano tranquillamente le nove ore, ben oltre il tempo massimo dell'Ebro. Non è una gara più dura ma una gara che chiede una qualità diversa.

Il contorno, va detto, addolcisce parecchio: partenza al Bain des Dames, arrivo in Place du Solençon a Cognac con la campana da suonare, un ventaglio di distanze (1, 3, 16 e 33 km, anche a staffetta, più una nuotata notturna) che ha fatto della manifestazione una delle gare in acque libere che crescono più in fretta in Europa. E la gara nel 2026 ha avuto il suo volto: l'ambasciatrice ufficiale è Amy Ennion (@amy.swims per le decine di migliaia che la seguono), ultramaratoneta britannica ed ex primatista nazionale, che non si limita a fare da madrina con i suoi seminari di preparazione: nell'edizione 2026 ha chiuso i 33 km in 8h46', vincendo la sua categoria, quinta donna assoluta.

Nuotatori che entrano di corsa nella Charente alla partenza
La partenza dal Bain des Dames. © Le Flow des Gabarriers
Finisher con medaglia che suona la campana all'arrivo di Cognac
La campana dei finisher, Place du Solençon. © Marathon River Swim Series
La scheda del Flow des Gabarriers su Omniathlon ultima edizione: 13 giugno 2026; iscrizioni 2027 da novembre.

Il terzo fiume

GlommaCorta, fredda e volubile

Gli undici chilometri della GlommaDyppen potrebbero fare pensare che sia la tappa "facile" del circuito. È vero solo sulla carta.

La Fløter'n, la distanza regina, si nuota nel fiume più lungo di Norvegia con arrivo nell'arena più insolita del circuito: le vecchie chiuse di smistamento tronchi di Fetsund Lenser, oggi museo vivente della fluitazione. Il nome stesso della gara significa, più o meno, "il fluitatore" ed è un omaggio alla tradizione culturale di questo meraviglioso complesso di archeologia industriale. La corrente è forte (a volte fortissima, come i 1300 m³/s registrati nel 2025) ma non è come la corrente pulita dell'Ebro. La Glomma ribolle di vortici e la corrente è volubile al punto che sembra quasi che sposti dispettosamente le mani ai nuotatori facendogli perdere gli appoggi e spingendoli dove desidera. Nella Glomma la traiettoria va difesa ad ogni bracciata.

Nuotatori con boe arancioni nella corrente increspata della Glomma
La Glomma che "ribolle": corrente, vortici e boe arancioni. © Marathon River Swim Series

E proprio la traiettoria, sulla Glomma, vale mezza gara. Il fiume è larghissimo ed è saggio studiare la rotta prima di tuffarsi, chiedendo consiglio ai veterani. Tra questi, potreste avere la fortuna di imbattervi in George Macpherson, un nuotatore scozzese che non ha saltato un'edizione dalla prima e che ha una conoscenza impressionante del carattere volubile del fiume. Sapere dove pesca la corrente buona, quando lasciare il centro del fiume e con quanto anticipo impostare l'imbocco qui è più importante che altrove. Sulla Glomma gli errori costano minuti. Il canale d'imbocco dell'arrivo (quello che portava i tronchi all'impianto di scortecciatura di Fetsund Lenser) sta sulla destra ed è facilissimo da mancare, perché la corrente attira verso il centro del fiume e tenere il lato costa fatica. La manovra va impostata con largo anticipo e chi se ne accorge tardi si ritrova a tagliare la corrente a novanta gradi per centrare l'ingresso, sapendo che tornare indietro, su un fiume così, non è un'opzione.

Il canale d'imbocco dell'arrivo fra i tronchi, con la boa gialla
Il canale d'imbocco dell'arrivo, fra i tronchi: sta sulla destra ed è facilissimo da mancare. Foto della redazione

Il meteo, poi, distribuisce le carte. Nelle giornate di sole il vento soffia spesso da sud-ovest, contro corrente: la superficie si rompe in ondine basse e frequenti che spezzano il ritmo e prendono a schiaffi la faccia a ogni respirazione, con qualche inevitabile bevuta di Glomma (acqua, va detto, decisamente buona). Ne esce una condizione quasi beffarda: in superficie l'acqua ti viene contro, sotto ti accompagna. Nelle giornate uggiose o di pioggia succede l'esatto contrario: la corrente ti porta a cannone, tutta a favore, ma la visibilità crolla a una decina di metri. E in entrambi i casi il freddo lavora ai fianchi: alla lunga morde e la bracciata perde forza un grado alla volta.

E poi c'è il freddo vero, quello che non funziona come uno se lo aspetta. La Glomma ha un'acqua imprevedibilmente fredda. Gli organizzatori lo hanno spiegato in un articolo che è una piccola lezione di limnologia: quando un vento teso da sud o sud-est insiste per giorni sul lago Mjøsa, l'acqua profonda e gelida di questo lago risale in superficie nella parte meridionale del lago e, imboccando il fiume Vorma, in un paio di giorni arriva nella Glomma. Il risultato è che, anche in piena estate, la temperatura possa scendere dai 17-18 gradi a circa 10 nel giro di pochi giorni e, per fortuna, anche risalire altrettanto in fretta. L'organizzazione monitora le temperature e adatta la gara se serve (nel 2025 si è nuotato a 20,1 gradi con 1300 m³/s di portata) e sta persino sviluppando uno strumento di previsione per dare un preavviso alla comunità delle acque libere. Ma per chi insegue la corona il messaggio è semplice, nemmeno il giorno della partenza, ad agosto, sai che fiume troverai.

Che la gara faccia sul serio lo dice anche il calendario: nata nel 2016 con una manciata di pionieri al via, oggi la GlommaDyppen attira nomi come Sharon van Rouwendaal, la più vincente nuotatrice olimpica di acque libere, che sulla Glomma ha portato il suo camp estivo di avvicinamento alla gara.

La scheda della GlommaDyppen su Omniathlon ultima edizione: 1 agosto 2026.

Il confronto

Tre esami, un solo diploma

UltraEbre 🇪🇸Flow des Gabarriers 🇫🇷GlommaDyppen 🇳🇴
Distanza~30 km33 km11 km (Fløter'n)
Il fiumeCorrente potente, poi il delta la spegne (o la inverte)Placido e spezzato da chiuseTurbolento, volubile e freddo
Acqua~26 °C18-22 °C17-18 °C… o 10
L'esameGestione: ricordarsi di arrivare agli ultimi 10 km con energiaRitmo: saper ripartire otto volteLettura dell'acqua e resistenza al freddo

L'Ebro punisce chi parte troppo forte, la Charente chi vive di solo ritmo, la Glomma chi pensa che 11 chilometri nelle scure acque di un fiume norvegese siano pochi. Probabilmente è casuale ma l'incastro quasi perfetto sembra frutto di una progettazione della difficoltà che spiega perché il registro degli aspiranti sia affollato e il club di chi ha chiuso la serie sia così esclusivo.

L'albo d'oro

La corona, dicevamo, ha già trovato la sua prima testa: quella di Chelsea Ning Lee, che dopo la Charente 2023 e il Tamigi 2024 ha chiuso il cerchio all'Ebro 2025, vincendolo in 5 ore e un minuto. «Onestamente non mi aspettavo di vincere: già finire la gara era un traguardo enorme», ha raccontato al quotidiano malese The Star, che le ha dedicato un ritratto. Adesso nel mirino di Chelsea ci sono la 10 km olimpica di Los Angeles 2028 e, un giorno, la Manica.

Meno di un mese dopo, il tris nella formazione attuale — quello con la Glomma al posto del Tamigi — è stato chiuso da altri due, lo stesso giorno e nella stessa gara: il 2 agosto 2025, sul traguardo di Fetsund Lenser, il belga Olivier Delfosse (secondo assoluto in 1h40'00", dopo aver vinto l'Ebro un mese prima) e il francese Guillaume Le Loher, del Puteaux Natation, ventiduesimo in 1h58'34".

Dietro di loro, il registro contava pochissimi nuotatori già a quota due su tre: era chiaro che i prossimi re e le prossime regine sarebbero usciti da lì. È successo prima del previsto.

Il 1 agosto 2026, sempre sul traguardo della Fløter'n, la GlommaDyppen ha spalancato l'albo d'oro tutto in una volta: gli organizzatori della serie hanno salutato sette nuovi Re dei fiumi in una volta sola. Nell'ordine in cui hanno toccato: Miguel Caro Van der Poel, secondo assoluto in 2h19'12"; Marc Thievent; David Garriga Falcó; Antonio Rotolo; Ruffo Paolini — sì, quello della "trappola dei primi 20 chilometri": cerchio chiuso; Dennis Ushakov; e Grégory Lécrevisse, che la serie l'ha co-fondata e le tre gare ha voluto nuotarsele tutte.

#Il club del tritticoFlow des Gabarriers 🇫🇷UltraEbre 🇪🇸Thames Marathon 🇬🇧GlommaDyppen 🇳🇴Corona
1Chelsea Ning Lee 🇲🇾2023 · 7h26'48" (10°)2025 · 5h01'02" (2°)2024 · senza tempo5 lug 2025
2Olivier Delfosse 🇧🇪2023 · 6h47'43" (3°)2022 · 5h28'23" (2°)2025 · 1h40'00" (2°)2 ago 2025
3Guillaume Le Loher 🇫🇷2023 · 8h45'20" (22°)2025 · 5h45'22" (13°)2025 · 1h58'34" (22°)2 ago 2025
4Miguel Caro Van der Poel 🇪🇸2025 · 7h05'56" (9°)2021 · 5h59'34" (8°)2026 · 2h19'12" (2°)1 ago 2026
5Marc Thievent 🇫🇷2026 · 8h53'37" (22°)2024 · 5h50'46" (6°)2026 · 2h32'40" (11°)1 ago 2026
6David Garriga Falcó 🇪🇸2025 · 7h57'07" (15°)2024 · 6h04'38" (9°)2026 · 2h33'30" (12°)1 ago 2026
7Antonio Rotolo 🇮🇹2026 · 9h47'12" (41°)2025 · 5h57'38" (17°)2026 · 2h52'15" (26°)1 ago 2026
8Ruffo Paolini 🇮🇹2026 · 8h43'03" (18°)2022 · 6h32'09" (13°)2026 · 2h53'30" (31°)1 ago 2026
9Dennis Ushakov 🇷🇺2025 · 9h36'31" (41°)2026 · 8h12'09" (53°)2026 · 3h08'39" (48°)1 ago 2026
10Grégory Lécrevisse 🇫🇷2024 · 6h55'18" (28°)2024 · 3h42'05" (18°)2026 · 3h55'05" (92°)1 ago 2026

Ricostruzione Omniathlon dall'incrocio delle classifiche ufficiali delle singole gare: 2.030 risultati, 1.581 nuotatori distinti, dieci con tutti e tre i fiumi. Ordine per data della gara che ha completato il tris, a parità di giorno per piazzamento in quella gara. Di ogni fiume è indicata la prima edizione conclusa, che è quella che vale il traguardo. Il Thames Marathon valeva per il tris originale, sostituito dalla GlommaDyppen dal 2025; il tempo di Chelsea Ning Lee sul Tamigi non compare perché quella piattaforma non pubblica tempi né piazzamenti, e non lo inventiamo. Nazionalità dai file di cronometraggio ufficiali delle singole gare.

A consegnare i premi c'era Sharon van Rouwendaal, madrina dell'edizione. E la promessa per chi legge è già scritta nell'annuncio: la prossima stagione porterà molte corone nuove.

E poi c'è il premio che non compare in nessun albo d'oro: scendere l'ultimo tratto dell'Ebro tra i canneti e gli aironi del delta, passare sotto i ponti di pietra della Charente nell'acqua verde del paese del Cognac, nuotare tra le vecchie chiuse dei tronchi di un fiume norvegese. La corona è per pochissimi; il privilegio di attraversare a nuoto posti così, ogni estate, è di tutti quelli che entrano in acqua e accettano la sfida.

Tutte e tre le gare della serie sono nel calendario acque libere di Omniathlon, con schede dettagliate su percorsi, iscrizioni e logistica.