26 chilometri di silenzio: la traversata del Golfo Toroneo

24 agosto 2026Foto © Daniel Douglas Di Pierro

Storie

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In Calcidica esiste ancora una gara d'altri tempi, che conserva un sapore arcaico e genuino e che viene celebrata dal 1971 per vera passione e non per hype, marketing o esibizionismo social: la traversata del Golfo Toroneo, 26 chilometri d'acqua aperta da Kallithea, sulla penisola di Kassandra, a Nikiti, su quella di Sithonia. È una delle traversate più antiche d'Europa, voluta da un gruppo di abitanti di Nikiti innamorati del loro mare, e il 25 luglio 2026 è arrivata all'edizione numero 56 (inserita tra le Top 100 traversate al mondo).

La dimostrazione del quanto sia lontana dall'hype è che, se non nuotate, certamente non ne avete mai sentito parlare e, se nuotate, probabilmente neppure. Ed è proprio questo il punto: in un'epoca di gare annunciate 12 mesi prima con i countdown sui social, il Toroneo continua a fare quello che fa da mezzo secolo: una gara il terzo weekend di luglio, una ventina di nuotatori in acqua e un intero paese che li aspetta sulla spiaggia.

I partecipanti sulla spiaggia prima del via
Il campo di partenza a Kallithea, poco prima dell'alba: si contano uno per uno. Foto © Daniel Douglas Di Pierro

Venti al via, diciassette all'arrivo

Nel 2025 i partenti erano venti e gli arrivati diciassette, con il mare a forza 6 (gara vinta da Konstantinos Zachariadis in 6h54', secondo il sedicenne cipriota Alexandros Nourou in 7h12'). Sono numeri da gara d'altri tempi. Essere tra i partenti al via è un'opportunità rara. Ed è esattamente il tipo di chicca che cerchiamo di mappare e raccontare su Omniathlon, non affinché diventi di massa ma perché sia apprezzata.

Come si scopre una gara così

Nell'edizione 2026, tra i 19 partenti c'era Daniel Douglas Di Pierro, un fondista che ama questo tipo di gare e che negli anni ha costruito un'esperienza formidabile nelle gare oltre 20km. Abbiamo deciso di intervistarlo per scoprire di più su questa gara a cui anche iscriversi non è facile:

«Nelle maratone di nuoto si scoprono spesso le gare con il passaparola (noi italiani siamo dopotutto una cerchia ristretta che scambia spesso a riguardo), ringrazio il mio amico Diego Innocenti che me ne ha parlato e mi ha spiegato di monitorare il gruppo facebook legato all'evento folkloristico locale (è stato importante ogni tanto aprire il gruppo e scrollare tra la miriade di post non inerenti per trovare le info legate alla gara)»

Essere in pochi, però, non significa che la gara sia improvvisata. Il livello in acqua è alto e l'accoglienza per gli atleti è strutturata:

«L'organizzazione è stata formidabile, fornisce pure l'hotel nella quota gara e ho apprezzato molto quanto diano valore affettivo a questa manifestazione, mai visto così tanto pathos in una maratona di nuoto, con tanto di presentazione degli atleti sul palco. Conoscevo già la fortissima Laura Volpi, e riguardo i cv, tutti i 19 partecipanti avevano un importante cv natatorio (tra ex agonisti di fondo o nuotatori che hanno macinato km in traversate ben oltre i 30 km)»

Dentro il golfo

Il golfo che si attraversa è quello tra le prime due "dita" della Calcidica. Le prime ore di questa edizione non hanno regalato sconti:

Il percorso della traversata, da Kallithea a Nikiti
Da Kallithea, sulla penisola di Kassandra, a Nikiti, su quella di Sithonia

«Nella prima metà il mare è stato mosso con un metro di onde, poi si è leggermente calmato; ma mai piatto, è stata una gara dura. Il primo l'ha chiusa in 6 ore e mezza, io 8 ore e 18 minuti (a metà classifica più o meno)»

Bracciata in mare aperto
In mezzo al golfo, ripresa dalla barca di scorta. Foto © Daniel Douglas Di Pierro

Un impatto con l'acqua che ti ha costretto a fare subito i conti con le energie fisiche e mentali:

«Appena ho iniziato a nuotare e ho notato che avevamo quasi un metro di onde ho pensato "ok, sarà molto dura, ma ce la farò!" e ironicamente "nella prossima vita giocherò a bocce"»

Anche la logistica di gara richiede spirito di adattamento. Niente flotte di kayak affusolati:

«Scorta tramite barca di pescatori, con i kayak i rifornimenti sono più rapidi ma con un pò di organizzazione ed esperienza si riesce tranquillamente a minimizzare i feeds anche se forniti tramite barca (esempio: gancio elastico legato alle borracce)»

Poi si entra nel vivo della traversata. Sette, otto ore di blu in cui il vero avversario non è il mare, ma la prospettiva:

«Momento più duro? Nel quarto finale di gara, quando la costa di Nikiti sembrava sempre vicina ma non riuscivo a percepire dettagli in più sulla costa, psicologicamente sembrava di nuotare fermi sul posto!»

E in quelle ore di stallo apparente, le distrazioni si azzerano:

«Senti solo il rumore delle onde e la mia vocina nella testa che ripeteva : zitto e nuota, zitto e nuota»

Finché la prospettiva finalmente non cambia:

«L'immagine che mi porto a casa? Senza ombra di dubbio la costa di Sithonia, nel momento in cui ho iniziato ad intravedere gli ombrelloni vuol dire che c'ero quasi! E quando ho visto i ragazzi dell'organizzazione ad aspettarmi in acqua per festeggiare il mio arrivo, lì mi sono emozionato molto, la prova che ormai ero a due passi dal traguardo.»

L'arrivo è il paese

Nikiti, all'arrivo, è un paese di mare vero, con il porticciolo e le case vecchie in pietra sulla collina. È il tipo di posto dove la gara non è un evento calato dall'alto per fare turismo, ma una cosa del paese, tramandata di edizione in edizione. Lo si capisce da cosa succede nel momento in cui metti i piedi sulla sabbia:

L'uscita dall'acqua a Nikiti
I volontari accompagnano fuori dall'acqua chi arriva, e la corona d'alloro si mette subito. Fermo immagine dalla diretta della manifestazione

«All'arrivo i volontari dell'organizzazione ti accolgono abbracciandoti, mettendoti una corona di alloro gigante attorno al collo (che conta molto di più di un pacco gara, una celebrazione per l'amore e la genuinità della manifestazione) e in sottofondo musica greca epica (sembrava di essere in un poema omerico, la mia odissea personale e portata a termine) e subito dopo mini intervista sul palco, sì c'era persino un palco con pubblico all'arrivo.»

Il palco della premiazione
La sera, sul lungomare di Nikiti. Foto © Daniel Douglas Di Pierro

E qui sta la differenza con tutto il resto del calendario. Nessun arco gonfiabile, nessuna diretta social: un patto tra chi nuota e un golfo, con un albo d'oro (custodito dal 1971) e l'intera comunità a fare da contorno. La prova l'hai avuta andando a cena:

«In uno dei posti dove ho mangiato il pizzaiolo mi riconosce vedendo la t shirt dell'evento e dice "bellissima manifestazione io sono uno dei finishers degli anni precedenti" è un evento di "paese" a tutti gli effetti conosciuta da TUTTI i locals.»

Cosa resta

Alla fine, al netto della fatica, un'esperienza così spoglia dall'hype moderno lascia qualcosa di molto preciso:

«Il sapere di partecipare ad un evento dove la popolazione del posto ci tiene con tutto il cuore e la tenerezza nel vedere i bambini contenti nel abbracciare a farsi foto con gli atleti, è stato bellissimo ciò»

La rifaresti?

«Tendo a puntare sempre nuovi posti (come faccio anche con le semplici vacanze), non penso di rifarla ma mi sento di consigliarla a chiunque, sia come organizzazione, sia come bellezza del posto che come emozioni provate durante e alla fine»

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